Come impugnare un licenziamento illegittimo

Come impugnare un licenziamento illegittimo
Termini e modalità per contestare la lettera di licenziamento: dalla raccomandata di impugnazione stragiudiziale al ricorso in tribunale per finire al tentativo di conciliazione. I chiarimenti della Cassazione.
Hai ricevuto la lettera di licenziamento da parte dell’azienda. Anche se già potevi intuire le intenzioni del datore di lavoro dalle sue ultime parole, non puoi negare quanto la raccomandata ti abbia lasciato attonito e spaesato. Sei tuttavia intenzionato a rivolgerti a un avvocato per adire le vie legali: ritieni infatti ingiusto il provvedimento adottato nei tuoi confronti. Anche se la causa dovesse costarti soldi e tempo, sei sicuro che alla fine del processo otterrai giustizia. Adesso, che è il momento di passare dalle parole ai fatti, ti chiedi come impugnare un licenziamento illegittimo. Sai bene che ci sono dei termini da rispettare per inviare la contestazione e per rivolgerti successivamente al giudice. Hai anche sentito parlare della possibilità di avviare un tentativo di conciliazione per trovare un accordo preventivo e, magari, in questo modo, ottenere immediatamente un indennizzo. 
Proprio una recente sentenza della Cassazione spiega come impugnare il licenziamento illegittimo [1]: illustra quali sono i tempi tecnici per l’avvio della procedura e quelli per il deposito del ricorso in tribunale. Vediamo dunque cosa deve fare il dipendente che intende contestare il licenziamento, sia che si tratti di licenziamento disciplinare che per ragioni aziendali.
L’impugnazione del licenziamento illegittimo
Il dipendente che è stato raggiunto da una lettera di licenziamento e intende contestarla ha l’obbligo di attivare una particolare procedura soggetta a dei termini di decadenza. Se tali termini non vengono rispettati, il licenziamento, per quanto ingiusto, immotivato, illegittimo o privo dei requisiti richiesti dalla legge, non è più impugnabile. 
La disciplina per la contestazione del licenziamento illegittimo è uguale sia per i lavoratori assunti prima del Job Act che per quelli successivi. Inoltre si applica a tutti i casi di licenziamento illegittimo a prescindere dal tipo di vizio (nullità, annullabilità, ecc.). Viene escluso, come vedremo a breve, solo il licenziamento orale.
Vediamo quali sono i passaggi da seguire.
La lettera di contestazione del licenziamento entro 60 giorni
Entro 60 giorni dal ricevimento del provvedimento di licenziamento, il dipendente deve inviare al datore di lavoro una lettera di contestazione del licenziamento. 
I 60 giorni per la spedizione della contestazione decorrono dal ricevimento della comunicazione del recesso presso l’indirizzo del lavoratore e non dal momento, eventualmente successivo, di cessazione dell’efficacia del rapporto di lavoro.
Il lavoratore può comunque dimostrare che egli, senza sua colpa, è stato impossibilitato ad avere conoscenza della lettera di licenziamento [2].  
Fa fede la data di spedizione e non quella di ricevimento; per cui è valida la contestazione inviata dal dipendente prima della scadenza dei 60 giorni e ricevuta dall’azienda dopo [3].
In questa sede non è necessario indicare le ragioni per cui si ritiene illegittimo il licenziamento, potendo queste essere specificate successivamente davanti al giudice. La comunicazione quindi può essere generica purché esprima la volontà inequivoca di impugnare il recesso. Sarà sufficiente, ad esempio, scrivere: «Con la presente, intendo contestare il licenziamento comunicatomi in data… relativamente al mio contratto di lavoro del… con la vostra azienda».
La lettera può essere scritta e inviata direttamente dal lavoratore o dal suo avvocato (in tal caso, è richiesta la firma del cliente al termine della missiva a titolo di procura). In alternativa, la pratica può essere affidata anche all’associazione sindacale cui il lavoratore aderisce (in questo caso non è necessaria la procura).
Il deposito del ricorso in tribunale entro 180 giorni
Per impugnare un licenziamento illegittimo non è sufficiente la lettera di contestazione nei 60 giorni. A questa deve fare necessariamente seguito il deposito dell’atto di ricorso presso la cancelleria del tribunale ordinario, sezione lavoro, entro i successivi 180 giorni dalla data di spedizione dell’impugnazione di licenziamento.
Il tentativo di conciliazione all’ITL entro 180 giorni
In alternativa all’avvio dell’azione giudiziale, e sempre nel termine di 180 giorni dalla spedizione della lettera di contestazione, il lavoratore può comunicare alla controparte la richiesta di tentativo di conciliazione presso l’Ispettorato territoriale del Lavoro (ITL).
La richiesta del tentativo di conciliazione può sostituire solo la fase del ricorso in tribunale, ma non quella precedente della contestazione scritta. Per cui si è escluso che l’impugnativa possa essere integrata dall’invio della richiesta di esperimento del tentativo di conciliazione.
Qualora l’azienda non si presenti alla conciliazione, il ricorso al giudice deve essere depositato, a pena di decadenza, entro i successivi 60 giorni. Se però l’azienda si presenta ma l’accordo non viene raggiunto riprende a decorrere l’originario termine di 180 giorni [1]. La Suprema Corte osserva che il termine di 60 giorni decorre solo nel caso di rifiuto di svolgere la procedura o di mancato accordo per l’espletamento dell’arbitrato, non invece nell’ipotesi in cui la procedura sia stata accettata ma poi abbia avuto un esito negativo. 
Nel caso in cui il datore di lavoro accetti invece la procedura di conciliazione, il termine di 180 giorni rimarrà sospeso (dal giorno della richiesta da parte del lavoratore e per tutta la durata della procedura) e in caso di esito negativo (certificato da un verbale di mancato accordo), dopo 20 giorni, ricomincerà a decorrere per il tempo residuo. Tempo che ovviamente sarà più o meno lungo a seconda che l’istanza sia stata comunicata in prossimità o meno della scadenza dei 180 giorni (con la conseguenza che se il tentativo di conciliazione è stato chiesto a ridosso della scadenza dei 180 giorni potrebbe essere di poco più di 20 giorni il tempo a disposizione per predisporre il ricorso).
Licenziamento orale o senza motivi
Per il licenziamento orale o quello nella cui comunicazione non sono indicati i motivi non ci sono termini da rispettare se non la prescrizione di cinque anni. Quindi la contestazione del licenziamento verbale può essere spedita anche dopo 60 giorni dalla comunicazione [4].
Procedura in tribunale per impugnare il licenziamento illegittimo
Le regole appena enunciate valgono per tutti i dipendenti, anche quelli assunti dopo il Job Act. Invece diversa è la procedura in tribunale. Difatti:

Licenziamenti intimati da aziende fino a 15 dipendenti: sia per i dipendenti assunti prima che dopo il 7 marzo 2015 si applica il normale processo del lavoro;
Licenziamenti discriminatori, illeciti, verbali ovvero intimati da aziende con più di 15 dipendenti: per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 si applica il cosiddetto “Rito Fornero”. Per quelli assunti dopo, vale il normale processo del lavoro.