Disabili: diritto al parcheggio se le strisce gialle sono occupate

Disabili: diritto al parcheggio se le strisce gialle sono occupate
L’invalido al 100% deve essere tutelato dal Comune se è dimostrato che altre persone occupano il suo posto auto destinato ai portatori di handicap.
Tua madre è disabile al 100%. Sei tu che te ne prendi cura quotidianamente. In ciò sono compresi i trasporti in auto dal medico, alla messa la domenica mattina e, di tanto in tanto, al parco per una boccata d’aria (almeno quando le sue condizioni di salute glielo consentono). Ogni volta, però, che torni a casa per riaccompagnarla, il parcheggio invalidi, contrassegnato dalle strisce gialle, è sempre occupato da chi non ha il relativo contrassegno. Il Comune non fa nulla per impedirlo. Hai provato più volte a chiamare la polizia per comminare multe, ma le volte che i vigili sono intervenuti si contano sulla punta delle dita. Visto che la segnaletica non viene osservata dalla collettività e che la polizia non è in grado di far rispettare il codice della strada, presenti una domanda al Comune stesso per ottenere l’autorizzazione all’apposizione di paletti mobili, i cosiddetti dissuasori di parcheggio. È tuo diritto ottenerli o l’amministrazione può dirti di no? Una recente sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia [1] ha affermato un principio sacrosanto: ai disabili spetta il diritto al parcheggio se le strisce gialle sono occupate. Vediamo in cosa consiste.
Parcheggio al posto degli invalidi: cosa si può fare?
C’è una regola che tutti i giudici stanno applicando nelle aule di tribunale: se un automobilista, titolare del contrassegno invalidi, trova il parcheggio sulle strisce gialle occupato da un’auto che non è in possesso del relativo titolo non può né parcheggiare in seconda fila, né occupare le strisce blu senza pagare il ticket. La presenza di un abusivo sullo spazio destinato ai portatori di handicap non giustifica di utilizzare gratuitamente gli altri spazi.
Dall’altro lato, però, una sentenza della Cassazione dell’anno scorso ha stabilito che commette il reato di violenza privata – e pertanto può essere querelato – chi parcheggia sul posto disabili “personale”, quello cioè destinato a una persona in particolare. Non è quindi il caso di chi lascia la macchina sulle strisce gialle “generiche”, quelle disseminate lungo i bordi del marciapiede e utilizzabili da tutti coloro che hanno ottenuto dal Comune il “pass”; in tal caso scatta una semplice contravvenzione.
Chi trova l’auto sul posto disabili può chiamare la polizia municipale, la quale tuttavia non ha il dovere di intervenire se impegnata in altre operazioni, né può essere responsabile dell’omessa multa a chi viola la segnaletica stradale. Non è il cittadino che può dire all’amministrazione come distribuire le proprie risorse sul territorio e anche i vigili, a volte, sono insufficienti a sanzionare tutte le contravvenzioni stradali.
Il disabile ha diritto al dissuasore di parcheggio?
Esistono per fortuna i cosiddetti “dissuasori di parcheggio”: di solito sono cavalletti in ferro retraibili oppure piccoli cancelli che si nascondono sull’asfalto. In questo modo, la collettività – anche coloro la cui bassa cultura non li porta a rispettare i diritti degli invalidi – è impedita dall’occupare gli spazi riservati a chi non può deambulare.
Del resto se è vero che lo spostamento è un diritto, chi ha difficoltà motorie deve anche poter trovare il modo per farlo e quindi di lasciare l’auto.
Ebbene il Comune, dinanzi alla triste ma ineludibile prova che un’area parcheggio destinata al portatore di handicap viene puntualmente occupata da chi non ha diritto è tenuta ad autorizzare l’installazione di questi strumenti a tutela dell’invalido o, in alternativa, altri strumenti che garantiscano il diritto al parcheggio di chi ha delle gravi minorazioni fisiche.
Difatti, secondo i giudici siciliani, non è tollerabile che «le infrazioni dei singoli si giovino dell’assenza di controlli da parte dell’autorità competente».
Laddove dunque la segnaletica apposta in corrispondenza dell’area di parcheggio riservata non dovesse risultare insufficiente ad evitare che altri automobilisti occupino quello spazio – circostanza sconfortante sul piano sociale, ma che neanche il Comune può negare dinanzi alle fotografie prodotte dall’interessato – allora spetta a quest’ultimo il diritto di montare dei dissuasori, previa autorizzazione dell’amministrazione. Autorizzazione che non può essere negata visto che l’ente locale è tenuto a fare tutto ciò che sia necessario per assicurare alla titolare della concessione l’effettiva fruizione del parcheggio. La sentenza in commento rammenta che, laddove i dissuasori non dovessero essere compatibili con la circolazione, si può far ricorso ad altri strumenti per assicurare ai disabili il sacrosanto diritto di parcheggio – e quindi di movimento – come ad esempio il posizionamento di telecamere in chiave deterrente o la costante presenza fisica di un vigile urbano che impedisca l’uso del parcheggio da parte di terzi o che, quanto meno, ne sanzioni sul piano amministrativo le condotte contrarie al Codice della strada, nella pronta disponibilità di un servizio di rimozione dei veicoli che occupino abusivamente il posto auto riservato.